Recensione Lyngdorf TDAI-2210: Il piccolo gigante danese che sfida le leggi della fisica

Nel mondo dell’Alta Fedeltà, dove spesso i prodotti vengono lanciati con ritmi frenetici e aggiornamenti quasi impercettibili, c’è un marchio che si muove con la calma e la sicurezza di chi sa esattamente cosa sta facendo. Parliamo della danese Lyngdorf Audio, un nome che non ha bisogno di presentazioni per gli appassionati più esperti, ma che merita di essere raccontato a chi si avvicina ora a questo mondo. La recensione Lyngdorf TDAI-2210 che vi proponiamo oggi nasce proprio da questa premessa: analizzare un prodotto che arriva sul mercato non per fare numero, ma per ridefinire gli standard della sua fascia di prezzo.

Basandoci sull’autorevole prova effettuata dalla rivista digitale LB Tech Reviews, acclamata a livello internazionale per la sua serietà, vi portiamo alla scoperta di un amplificatore che promette di fare quasi tutto ciò che fa il suo fratello maggiore, il top di gamma TDAI-3400, ma in un formato più compatto e accessibile. È un evento raro: sono passati quattro anni dal lancio del piccolo TDAI-1120 e ben sei dal modello di punta, quindi l’arrivo del TDAI-2210 è una notizia che scuote piacevolmente il panorama audiofilo.

Un design minimalista per un cuore tecnologico

Appena lo si toglie dalla scatola, il family feeling è evidente, quasi commovente per chi ama il design nordico. Come gli altri due modelli della serie, il Lyngdorf TDAI-2210 si presenta in un case di metallo nero opaco, con un design “implacabilmente semplice”, dove ogni linea è studiata per sottrazione e non per aggiunta. Gli spigoli sono affilati come lame, precisi, mentre il pannello frontale è dominato da una pulizia visiva assoluta: c’è solo una singola manopola e un grande display che occupa più della metà della superficie.

Non è un dettaglio da poco. La manopola di controllo, grande e pesante, scorre su cuscinetti a sfera fluidi, restituendo quella sensazione tattile di solidità e precisione che è un marchio di fabbrica di Lyngdorf fin dalla sua nascita nel 1998. Toccare quella manopola non è solo alzare il volume, è interagire con una macchina costruita per durare, un’esperienza sensoriale che anticipa la qualità sonora. Ma è proprio qui, nell’interfaccia utente, che il TDAI-2210 segna un punto di svolta rispetto al passato, introducendo una modernità che mancava.

Una delle cose che distingue nettamente la recensione Lyngdorf TDAI-2210 dalle analisi dei modelli precedenti è l’enfasi sulla facilità d’uso. Questo vale sia per la configurazione iniziale che per l’utilizzo quotidiano. Invece di un’operazione estetica ma un po’ laboriosa che richiedeva l’uso costante del telecomando, ora abbiamo a disposizione un ampio ed elegante touch screen a colori. E c’è un tocco di classe che farà sorridere anche i puristi: quando si ascolta musica in streaming via Tidal, ad esempio, lo schermo assume il colore dominante della copertina del brano in riproduzione. È un tocco “pop”, certo, ma chi ha detto che l’alta qualità sonora non debba essere anche piacevole alla vista?

La configurazione semplificata: addio browser, benvenuto touch

Chi ha avuto a che fare con i modelli precedenti ricorda che la correzione ambientale e la configurazione di base venivano eseguite al meglio tramite un browser web, una procedura efficace ma tecnica. Sul TDAI-2210 il processo è stato notevolmente semplificato, democratizzando l’accesso alle prestazioni audio di alto livello. Quando il dispositivo viene avviato per la prima volta e viene stabilita una connessione a Internet (basta la password del Wi-Fi), l’utente viene guidato attraverso il processo di correzione ambientale direttamente tramite lo schermo.

La configurazione scorre via liscia come l’olio. Il manuale è stato scaricato per sicurezza, ma non è mai stato necessario aprirlo. Non è stato nemmeno necessario utilizzare un browser per il setup, sebbene questa opzione esista ancora per chi preferisce il vecchio metodo. Questo approccio rende il TDAI-2210 un prodotto incredibilmente moderno, capace di parlare sia all’audiofilo smanettone che all’appassionato che vuole solo ascoltare musica al meglio senza laurearsi in ingegneria informatica.

Sotto il cofano, troviamo una potenza di 2 x 105 watt su otto ohm e 2 x 210 watt su quattro ohm. Se la matematica non è un’opinione, il Lyngdorf TDAI-2210 ha la metà della potenza di uscita del suo fratello maggiore, il TDAI-3400, ma all’atto pratico questa riserva è più che adeguata per la maggior parte dei diffusori e dei normali ambienti d’ascolto domestici. Non fatevi ingannare dai numeri: in casa Lyngdorf i watt sono “pesanti”, reali e capaci di pilotare carichi complessi con disinvoltura.

Il concetto di Power DAC: purezza digitale

È fondamentale comprendere la natura tecnica di questo apparecchio. Come tutti gli amplificatori Lyngdorf, anche questo è un “Power DAC”. Significa che il percorso del segnale è completamente digitale, dalle prese di ingresso (o dallo streaming) fino allo stadio di uscita, senza conversioni intermedie che potrebbero degradare il segnale. Solo alla fine un filtro passa-basso converte il flusso di bit modulato in larghezza di impulso in suono analogico per muovere gli altoparlanti. È la purezza assoluta del concetto digitale applicato all’amplificazione.

Tuttavia, Lyngdorf sa che viviamo in un mondo ibrido. Sebbene l’amplificatore sia digitale, sono presenti due ingressi di linea analogici per collegare sorgenti tradizionali. Manca un ingresso per giradischi nativo; questo deve essere acquistato come scheda plug-in opzionale, una scelta che permette di mantenere il prezzo base più contenuto per chi non ascolta vinili. Solo il più piccolo TDAI-1120 viene fornito con lo stadio RIAA di serie.

Oltre agli ingressi standard, ci sono ovviamente le connessioni per reti wireless e cablate, nonché il Bluetooth per la massima flessibilità. Non ci sono funzioni multi-room native proprietarie, ma la connettività è garantita da Tidal Connect, radio internet via vTuner, riproduzione multimediale con Roon (per i più esigenti) e Spotify Connect. In sintesi, è un hub digitale completo pronto per qualsiasi sorgente liquida.

Nessuna “firma sonora”: la filosofia della trasparenza

Arriviamo a un punto cruciale della recensione Lyngdorf TDAI-2210: come suona? La risposta potrebbe spiazzare i neofiti: non suona. In Lyngdorf non sono fan del “suono caratteristico” o della “firma sonora”. Il TDAI-2210 non lascia alcuna impronta digitale evidente sulla musica; il suo compito è sparire. Grazie alla correzione ambientale integrata, rimuove la colorazione dal suono introdotta dalla stanza piuttosto che aggiungerne di propria.

Per controbilanciare questa neutralità assoluta, tuttavia, sono state introdotte una serie di “voci” o equalizzazioni preimpostate, come Music, Relaxed e Action. Queste permettono all’utente di dare, ad esempio, una spinta in più ai bassi quando si guarda un film d’azione o di addolcire la risposta per un ascolto notturno. È la tecnologia al servizio del gusto personale, senza dogmi.

RoomPerfect: negoziare con la stanza d’ascolto

Qui entriamo nel cuore pulsante dell’esperienza Lyngdorf. L’anello più debole della catena hi-fi non è l’amplificatore né l’altoparlante, ma piuttosto la stanza d’ascolto. Un altoparlante può avere una risposta in frequenza perfetta sulla carta e nelle camere anecoiche, ma suonare terribilmente male quando viene posizionato nel vostro soggiorno. La correzione ambientale, per sua natura, riguarda la correzione delle debolezze che sorgono quando il diffusore incontra il mondo reale.

Il sistema proprietario di Lyngdorf si chiama RoomPerfect, ed è molto diverso dagli altri. Non è un semplice equalizzatore automatico che tenta acriticamente di forzare una curva di frequenza piatta sulla posizione di ascolto. Sarebbe un approccio ben intenzionato ma ingenuo, che spesso porta a risultati innaturali e “morti”. Se la stanza insiste nel creare un “buco” a 80 Hz a causa di onde stazionarie, tentare semplicemente di aumentare quella frequenza metterà solo l’amplificatore e l’altoparlante sotto sforzo senza dare alcun impatto aggiuntivo nei bassi.

Invece, RoomPerfect misura la risposta complessiva della stanza e crea un modello digitale dettagliato. Il suo compito principale è rimuovere l’influenza della stanza sul suono, specialmente nelle problematiche basse frequenze, preservando però il carattere dei diffusori. Non corregge le caratteristiche dell’altoparlante, ma il danno che l’ambiente gli sta infliggendo. Il sistema lavora in due fasi: prima corregge la risposta in frequenza fino a 500 Hz (dove la stanza fa più danni), e poi affina il resto.

Preservare l’anima dei diffusori

Nel resto della gamma di frequenze, il sistema cerca di correggere l’influenza dell’ambiente pur preservando il suono originale dell’altoparlante, la sua “voce”. Il risultato dovrebbe essere un suono fedele al progetto del diffusore, ma libero dalle rimbombi e dalle cancellazioni della stanza. RoomPerfect è quasi vecchio quanto l’azienda danese, che celebra il suo 20° anniversario quest’anno, ma rimane un riferimento assoluto.

Lanciato nel 2007, RoomPerfect si scontra con giganti come Audyssey (2004) e Dirac (2011). Tutti e tre i sistemi svolgono il compito, e nella maggior parte dei casi il risultato sarà migliore rispetto allo stesso equipaggiamento senza correzione. Tuttavia, l’esperienza riportata nella recensione Lyngdorf TDAI-2210 conferma che RoomPerfect offre i risultati più convincenti e musicali, mantenendo una naturalezza che altri sistemi faticano a raggiungere.

Un microfono professionale per risultati professionali

Per catturare il suono della vostra stanza e le sue debolezze è necessario un microfono. Con concorrenti come Audyssey e Dirac, spesso il microfono incluso è un piccolo dispositivo di plastica relativamente semplice. Lyngdorf non corre rischi qui. Non solo viene fornito con un microfono di misurazione calibrato con una buona vecchia connessione XLR analogica e un cavo microfonico di cinque metri, ma include anche un robusto supporto per microfono a tutta altezza.

Non è un dettaglio da poco: una gran parte della scatola è occupata dal microfono e dal treppiede, che pesano quasi quanto l’amplificatore stesso! Questo dimostra la serietà dell’approccio. Oltre a una misurazione a livello dell’orecchio nella posizione di ascolto (il punto “Focus”), è necessario effettuare una serie di misurazioni in posizioni casuali nella stanza. Dopo quattro o cinque misurazioni, ciascuna della durata di pochi minuti, il computer di misurazione è soddisfatto e la correzione ambientale può essere calcolata.

Il sistema utilizza 50 toni diversi nella gamma 20-350 Hz e 71 toni nella gamma da 350 Hz a 20 kHz. Oltre alla correzione ottimale “Focus”, è possibile scegliere anche un’impostazione “Global”, che offre un risultato utilizzabile su un’area più ampia attorno alla posizione di ascolto. La correzione può anche essere disattivata, ma questo fa sembrare l’immagine sonora molto meno focalizzata e precisa. Come spesso accade, quanto aiuta la correzione ambientale è più evidente proprio quando la si spegne!

La prova d’ascolto: chiarezza cristallina

Durante i test per la recensione Lyngdorf TDAI-2210, l’amplificatore è stato abbinato principalmente al set DALI Rubikore 2, utilizzato come riferimento in questa fascia di prezzo. I diffusori, posizionati inizialmente su stand nella posizione “corretta” (lontani dalle pareti), suonavano già bene. Ma RoomPerfect ha figurativamente pulito la finestra sulla sala da concerto, rendendo la scena acustica incredibilmente più chiara e definita.

Curiosamente, anche i bassi sono diventati più profondi e articolati. Ma c’è di più: Lyngdorf raccomanda effettivamente di posizionare i diffusori proprio contro la parete posteriore, o addirittura di appenderli ad essa, per sfruttare il rinforzo dei bassi che RoomPerfect poi “doma”. I diffusori DALI sono stati quindi spostati sui davanzali delle finestre. Sembra completamente sbagliato per un audiofilo tradizionale, vero? Eppure funziona in modo straordinario. Grazie a RoomPerfect, si può “farla franca” con posizionamenti dei diffusori impossibili e persino trarne vantaggio.

È difficile distinguere tra il suono dell’amplificatore e il suono di RoomPerfect. Il primo non aggiunge praticamente alcuna colorazione, mentre il secondo rimuove efficacemente quella a cui siamo abituati nella stanza d’ascolto. Il risultato complessivo è di una purezza disarmante. Rispetto ad altri amplificatori nella stessa stanza e con gli stessi diffusori, si percepisce un po’ più di “headroom” (margine dinamico) e più spazio verso le pareti.

Su un brano preferito come Fishing Junks at Sunset dai Concerts in China di Jean-Michel Jarre, si può percepire l’enorme sala da parete a parete e dal pavimento al soffitto. E ancora di più su Oogway Ascends dalla colonna sonora di Hans Zimmer per Kung Fu Panda, dove la maestosità orchestrale viene restituita senza sbavature. All’estremità leggermente meno teatrale dello spettro, c’è un buon ritmo incalzante in Taktstok degli Afenginn. E anche se le riserve di potenza non sono illimitate, raramente si è sentito Five Miles Out di Mike Oldfield suonare così dinamico e asciutto.

Uno sguardo alla concorrenza

Ci sono molti amplificatori al confine tra la fascia premium e l’high-end. L’Hegel H190v e il Cyrus 40 AMP sono amplificatori in classe AB più classici. Entrambi hanno un ingresso per giradischi per la gioia degli appassionati di vinile, ma nessuno dei due possiede una correzione ambientale sofisticata come quella di Lyngdorf. Questo è il vero ago della bilancia.

In tal senso, il Linn Selekt DSM è un concorrente più diretto, offrendo sia la correzione ambientale (sebbene senza una vera misurazione della stanza con microfono) sia l’intera gamma di opzioni di streaming. Ma con Linn, tutte le funzionalità devono essere acquistate come moduli extra, e il prezzo diventa rapidamente superiore sia al TDAI-2210 che al fratello maggiore TDAI-3400. Lyngdorf offre quindi un pacchetto “chiavi in mano” estremamente competitivo.

Conclusioni: perché scegliere il TDAI-2210

Tirando le somme di questa recensione Lyngdorf TDAI-2210, ci troviamo di fronte a un amplificatore che rimane fedele a due decenni di tradizione Lyngdorf. Sia nel suo esterno elegante e minimale, sia nel suo interno, dove possiede il tipico suono Lyngdorf. Che è, paradossalmente, “nessun suono”. L’amplificatore completamente digitale non lascia praticamente alcuna impronta sulla musica, fungendo da conduttore trasparente. Se volete il suono colorato, dovete ricorrere alle curve EQ nell’app o trovare una sorgente che aggiunga quel sapore che desiderate.

Il TDAI-2210 costa significativamente meno del più potente TDAI-3400 e, nella maggior parte delle aree, offre lo stesso identico risultato, solo con un’interfaccia utente migliorata e più moderna. Se potete “accontentarvi” di 210 watt di potenza di uscita su 4 ohm (e credeteci, sono tanti), la scelta è semplice.

Il vero eroe della storia, tuttavia, rimane la correzione ambientale RoomPerfect, che tira fuori il meglio dai vostri diffusori e li libera dall’influenza dannosa del vostro soggiorno. Una volta acceso e calibrato, è difficile tornare indietro: la musica respira, lo spazio si apre, e l’ascolto diventa un’esperienza di pura verità.

In questo contesto, tuttavia, è importante ricordare una regola aurea: la correzione ambientale non è la risposta a tutti i problemi. Se il vostro soggiorno risuona come una chiesa a causa di superfici dure e non assorbenti, nessuna quantità di correzione digitale potrà far sparire il riverbero fisico. Ma per tutto il resto, il piccolo Lyngdorf è una macchina da musica che guarda al futuro.

preloader