Recensione Cambridge L/R X:
i diffusori attivi da 800W che cancellano l'Hi-Fi classico

Provate a fare un piccolo esperimento mentale. Entrate nella vostra stanza d’ascolto e, con un colpo di spugna virtuale, cancellate completamente il mobile dell’impianto Hi-Fi. Fate sparire le torri di amplificatori, i lettori di rete separati, i pesanti convertitori digitali e soprattutto quella ragnatela di cavi di potenza che puntualmente accumula polvere negli angoli del salotto. Immaginate ora di tenere soltanto due diffusori da scaffale curati, compatti e dalle linee incredibilmente pulite. Eppure, non appena selezionate un brano dallo smartphone, la stanza viene letteralmente travolta da un’onda d’urto sonora da ben 800 watt di potenza combinata, capace di regalare una dinamica così viscerale da far tremare il divano. Fino a pochissimo tempo fa una promessa del genere sarebbe stata etichettata come una mezza truffa commerciale dai puristi del settore. Oggi, invece, quel confine tra minimalismo estetico e prestazioni senza compromessi è stato ufficialmente polverizzato. In questa recensione Cambridge L/R X analizzeremo da vicino un sistema attivo stereofonico che non vuole semplicemente semplificarvi la vita, ma punta a riscrivere da zero le regole dell’alta fedeltà contemporanea.

Una visione d’insieme: addio telai, benvenuto futuro

Per inquadrare la portata di questo debutto, che ha già infiammato le più importanti fiere europee da Vienna a Bristol, dobbiamo comprendere la visione di chi lo ha creato. Cambridge Audio è un’azienda londinese che da oltre mezzo secolo ha fatto del Great British Sound la propria missione esistenziale, cercando da sempre di coniugare l’accuratezza timbrica del master originale con un eccellente rapporto qualità-prezzo. Con questo progetto, la casa britannica ha voluto compiere un autentico salto quantico, dedicandosi a quella fascia di appassionati esigenti che desidera un impianto High-End allo stato dell’arte, ma totalmente integrato dentro due soli diffusori da scaffale. Non serve nient’altro: basta un cavo di alimentazione per cassa e il sistema è pronto a cantare. Dal punto di vista prettamente visivo ci troviamo di fronte a un capolavoro di interior design che si è già aggiudicato il prestigioso premio Red Dot Award; merito di una bellissima base flottante e di un’illuminazione a LED inferiore regolabile che crea un’atmosfera magica durante gli ascolti serali, il tutto declinato in sei splendide varianti cromatiche per sposarsi con qualsiasi arredamento moderno.

Ottocento watt di muscoli guidati da un cervello a 64 bit

Entrando nel vivo della sostanza tecnica che nobilita la nostra recensione Cambridge L/R X, scopriamo che sotto il cofano si nasconde un’amplificazione mostruosa in Classe D progettata interamente nei laboratori di Londra, capace di sprigionare 400 Watt continui per singolo diffusore. Questa enorme riserva di energia viene gestita attraverso una sofisticata configurazione a due vie e mezzo. Per il registro acuto fa il suo debutto un tweeter custom da 28 millimetri chiamato Torus-chambered, dotato di una cupola in alluminio a doppio raggio, una guida d’onda proprietaria e una camera toroidale posteriore progettata per restituire un’immagine sonora squisitamente tridimensionale, rifinita e ricca di micro-dettagli senza mai scivolare in fastidiose asprezze. La gestione dei medi e dei bassi è invece affidata a una coppia di woofer a lunga escursione da 5 pollici per ciascun cabinet, posizionati strategicamente uno sul pannello frontale e uno rivolto verso il basso per ottimizzare la dispersione nell’ambiente.

La vera perla ingegneristica risiede tuttavia nei fianchi del cabinet, dove alloggiano due radiatori passivi da 6 pollici disposti in una configurazione speculare a cancellazione di forza (force-cancelling). Questo trucco geometrico fa sì che quando un radiatore si sposta verso l’esterno, l’altro si muova verso l’interno all’unisono: le forze meccaniche si annullano reciprocamente lasciando il mobile totalmente inerte e privo di vibrazioni parassite. Supportate da una potente pipeline DSP con elaborazione a 64 bit di precisione assoluta, queste casse riescono a scendere fino alla soglia straordinaria di 35 Hz senza il minimo accenno di affanno. Significa che avrete a disposizione l’estensione, il corpo materico e l’impatto tellurico tipici di un diffusore a torre di grandi dimensioni, ma racchiusi all’interno di un volume d’ingombro incredibilmente razionale e facile da inserire in salotto.

Sul banco di prova: dal sussurro acustico all’esplosione rock

Per mettere davvero alla frusta l’architettura attiva di questo sistema, abbiamo condotto i nostri test d’ascolto affidandoci a tracce complesse che spaziano tra il country viscerale e il southern rock più densamente campionato. Abbiamo iniziato la sessione con un pezzo da novanta come Copperhead Road di Steve Earle per saggiare la velocità di risposta dei radiatori passivi. Chi conosce il brano sa che l’incipit è un sussurro acustico che esplode improvvisamente con l’ingresso violento della batteria e delle chitarre elettriche: ebbene, l’impatto della cassa è stato restituito come una fucilata dritto al petto, sfoderando uno smorzamento eccellente e un controllo del basso millimetrico, totalmente privo di code o rimbombi molesti nella stanza. Passando alla riproduzione di Traveller di Chris Stapleton, il tweeter toroidale ha letteralmente preso il volo, scolpendo la voce graffiante del cantante con una presenza carnale al centro della stanza e aprendo un soundstage bellissimo per larghezza e profondità, in cui lo sfregamento delle dita sulle corde metalliche della steel guitar emergeva con una freschezza olografica entusiasmante.

Infine, per comprendere come il processore DSP riesca a gestire la complessità strumentale ad alti volumi d’appartamento, abbiamo selezionato il southern rock monumentale dei Blackberry Smoke con Waiting for the Thunder. Si tratta di una traccia densa e satura di chitarre distorte, un vero incubo per gli impianti meno raffinati che tendono a impastare il messaggio in un rumore confuso. Nel corso della nostra recensione Cambridge L/R X, le piccole inglesi hanno invece sfoderato gli artigli con una grazia disarmante, mantenendo le chitarre elettriche fluide, fluide e piacevoli anche spingendo la pressione sonora a livelli sconsiderati, preservando il calore analogico del pianoforte honky-tonk e facendo respirare la musica con una dinamica da vendere che non genera mai fatica d’ascolto.

L’hub digitale definitivo: StreamMagic Gen 4 e connessioni totali

Tutto questo splendore sonico poggia su un’infrastruttura digitale che rappresenta lo stato dell’arte dell’industria Hi-Fi, governata dalla pluripremiata piattaforma proprietaria StreamMagic di quarta generazione. L’esperienza utente tramite l’applicazione ufficiale è un fulmine per velocità e stabilità, offrendo un’interfaccia nativa impeccabile con Tidal Connect, Qobuz Connect, Amazon Music, Spotify Connect, Apple AirPlay 2 e Google Cast, oltre alla piena certificazione Roon Ready per gli amanti delle grandi librerie locali. La versatilità del pannello posteriore della cassa master trasforma il sistema nel centro di gravità permanente del vostro intrattenimento: spicca infatti una porta HDMI eARC per connettere la TV e gestire il volume direttamente dal telecomando del televisore, affiancata da ingressi ottici, USB-C audio per il computer, ingressi di linea RCA e un comodissimo stadio phono MM integrato di alta qualità per collegare direttamente il vostro giradischi senza il bisogno di scatole esterne. Per gli amanti della pulizia estetica totale, la trasmissione del segnale tra i due diffusori avviene in modalità completamente wireless grazie alla tecnologia WiSA HT a bassissima latenza, eliminando qualsiasi cavo di collegamento tra la cassa destra e la sinistra.

Considerazioni finali per una scelta consapevole

Siamo abituati a essere estremamente franchi con i nostri lettori, ed è giusto analizzare questo prodotto con assoluta onestà intellettuale. Se appartenete alla vecchia scuola dell’audiofilia militante, se il fulcro del vostro hobby risiede nel rito romantico di cambiare i cavi di potenza ogni mese o nel collezionare preamplificatori e finali di marchi differenti nel mobile, la filosofia attiva e definitiva di queste casse vi taglierà completamente le gambe, togliendovi il divertimento della sperimentazione continua. Inoltre, parliamo di un investimento premium posizionato attorno ai duemila euro per la coppia. È altrettanto vero, però, che un sistema a componenti separati tradizionale di pari livello sonoro a questa cifra è semplicemente impossibile da assemblare, considerando che qui acquistate diffusori, amplificazione dual mono da 800W complessivi, streamer, DAC e stadio phono in un colpo solo. Se il vostro obiettivo è smettere di impazzire dietro alle complicazioni tecniche e concentrarvi esclusivamente sull’essenza pura della musica godendo di una comodità fantascientifica, i nuovi Monitor Audio Radius 4G rappresentano un traguardo potenzialmente definitivo per il vostro salotto.

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