Quale DAC scegliere:
la scalata da 799€ a 5200€ alla ricerca del suono perfetto
C’è un argomento nel mondo dell’alta fedeltà che definire “spinoso” è un puro eufemismo, una terra di confine dove spesso si consumano le battaglie più accese tra audiofili. È quel territorio che divide gli appassionati in due fazioni distinte: da una parte i pragmatici convinti che “i numeri sono numeri e i bit sono bit”, dall’altra i romantici della tecnologia, quelli che sostengono che la vera magia risieda proprio lì, nel cuore digitale del sistema.
Stiamo parlando del DAC, il Convertitore Digitale-Analogico. Spesso è un componente invisibile, nascosto all’interno di altre elettroniche, eppure ha il compito più difficile e delicato di tutti: prendere una sequenza fredda e inerte di zero e uno e trasformarla in musica, in emozione, in pura vibrazione. Se ci pensate bene, il DAC è l’interprete supremo, quel componente chiamato a decodificare il file musicale e a presentarlo nel modo migliore possibile alla nostra sezione di amplificazione. Ed è qui che sorge la domanda fatidica che ci avete posto in tantissimi: quale DAC scegliere?
È una domanda più che legittima, soprattutto in un mercato che oggi offre soluzioni che spaziano dai 100 euro fino a cifre che toccano i 100.000 euro. Vi siete chiesti spesso: “Ho le casse giuste, ho l’amplificatore adatto, ma la sorgente? Quanto conta davvero il convertitore? Vale la pena investire cifre importanti?”. Per rispondere, abbiamo deciso di fare le cose in grande, allestendo una vera e propria scalata: quattro tappe, quattro fasce di prezzo e quattro filosofie costruttive radicalmente diverse.
Partiremo dall’orgoglio italiano, il Volumio Preciso, per poi salire verso un classico dell’ingegneria inglese, il Chord Qutest. Passeremo poi alla “Next Gen” con l’Eversolo DAC-Z10 e arriveremo infine alla vetta, l’End Game, rappresentato dal misterioso Hegel D50. Da 800 a 5000 euro: cosa cambia realmente? Mettetevi comodi, perché oggi andiamo a sviscerare i segreti della conversione audio per capire finalmente quale DAC scegliere per il vostro sistema.
Volumio Preciso: l’orgoglio italiano che sfida i giganti
Iniziamo il nostro viaggio giocando in casa, tornando a parlare la nostra lingua con un marchio tutto italiano che negli ultimi anni ha compiuto un percorso di crescita davvero incredibile: Volumio. Molti di voi associano questo nome al software, e non a torto, dato che sono nati come sistema operativo di riferimento per la gestione della musica liquida. Ma dopo aver conquistato il mondo degli streamer con il Rivo e il Primo, hanno chiuso il cerchio con l’hardware puro, presentando il Volumio Preciso.
Il nome è programmatico, quasi una dichiarazione d’intenti, ma non lasciatevi ingannare: dietro a questo chassis compatto e ben rifinito si cela una filosofia costruttiva sorprendente per la fascia di prezzo. Volumio ha voluto creare un prodotto che costasse meno di 1000 euro – siamo a 799 per l’esattezza – ma che nascondesse al suo interno l’architettura di macchine molto più costose.
La prima cosa che salta all’occhio analizzando la scheda tecnica è la dicitura “True Dual Mono”. Ma cosa significa in termini pratici? Significa che all’interno non c’è un solo chip costretto a fare tutto il lavoro sporco. Troviamo invece due chip di conversione separati, uno dedicato esclusivamente al canale sinistro e uno al destro. Nello specifico, utilizzano l’ESS Sabre 9039Q2M, un componente estremamente moderno che garantisce una separazione stereo micidiale.
Avere due “cervelli” distinti per i canali riduce drasticamente il rumore di fondo e migliora la spazialità, una soluzione tecnica che solitamente si incontra solo superando la soglia dei 1500 euro. Ma non è tutto: gli ingegneri italiani hanno lavorato moltissimo sull’alimentazione, separando la corrente per la parte digitale da quella analogica, e hanno inserito un Clock di altissima precisione. È presente anche una porta HDMI per l’ingresso I2S, una chicca per veri smanettoni che permette di collegare meccaniche di trasporto saltando vari passaggi di conversione. Ma come suona un convertitore che si chiama Preciso?
Il nome potrebbe suggerire un suono freddo, chirurgico o eccessivamente analitico, e invece la sorpresa è grande. Il Preciso ha un cuore caldo e passionale. Certo, il dettaglio non manca e la risoluzione è ottima, ma ciò che colpisce è il ritmo. Ha una gamma bassa corposa, solida, che conferisce una spinta incredibile alla riproduzione musicale. L’ho testato con del sano Southern Rock, brani come “Gimme Three Steps” dei Lynyrd Skynyrd, e il risultato è stato entusiasmante: quel suono sfacciato e grezzo viene restituito con una “botta” fisica che vi farà battere il piede all’istante.
Non è un componente timido, anzi, è decisamente spavaldo. Se il vostro impianto suona un po’ esile o “magrino”, questo DAC è la cura ricostituente perfetta, capace di ridare corpo e sostanza agli strumenti. Inoltre, grazie al controllo volume digitale integrato, può fungere da preamplificatore minimale collegato direttamente a un finale o a casse attive. A 799 euro, rappresenta un biglietto d’ingresso nel mondo Dual Mono con pochissimi rivali.
Chord Qutest: l’ingegneria inglese e la magia dei Taps
Facciamo ora un salto geografico e concettuale. Attraversiamo la Manica e atterriamo in Inghilterra, raddoppiando il budget per arrivare a circa 1500 euro. Qui incontriamo un oggetto che è diventato una vera icona nel settore: il Chord Qutest. Si presenta come un mattoncino nero, pesante e compatto, che ricorda quasi un pezzo di equipaggiamento militare per la sua solidità.
Il design è inconfondibile: sulla parte superiore troneggia una finestra a oblò che permette di sbirciare l’interno, accompagnata da sfere luminose che cambiano colore in base alla risoluzione del file e all’ingresso selezionato. È un’estetica che si ama o si odia, ma che rende il prodotto immediatamente riconoscibile tra mille. La vera rivoluzione, tuttavia, non è fuori ma dentro. Se decideste di aprirlo, non trovereste un chip DAC standard come un ESS Sabre o un AKM. Trovereste invece un chip FPGA.
Senza perderci in acronimi troppo complessi, il concetto è affascinante: Rob Watts, il genio dietro ai progetti Chord Electronics, non si fida dei chip commerciali preconfezionati. Lui preferisce scrivere da zero il codice di conversione. Questo approccio permette di gestire il segnale con una potenza di calcolo mostruosa, lavorando su quelli che lui definisce “Taps”. Più alto è il numero di Taps, più la ricostruzione dell’onda analogica sarà fedele a quella originale.
Il Qutest è un “DAC Puro” nel senso più stretto del termine. Non ha controllo volume, non ha telecomando, non ha uscita cuffie. Fa una sola cosa: converte, e vuole farla meglio di chiunque altro. Offre però la possibilità di scegliere il voltaggio di uscita (1, 2 o 3 Volt), funzione utilissima per interfacciarlo al meglio con il vostro amplificatore ed evitare saturazioni. Ma quando ci chiediamo quale DAC scegliere, come si posiziona il suono di questa tecnologia proprietaria?
Il Qutest possiede una caratteristica unica: il Timing, ovvero la scansione temporale. La musica fluisce con una naturalezza e una velocità disarmanti. Gli attacchi degli strumenti sono fulminei, i rilasci perfetti. Ho effettuato una prova collegandolo a un Cambridge CXN100, uno streamer diffuso con un buon DAC interno: inserendo il Qutest, è come se avessero tolto un velo dai diffusori. La scena si è aperta, ma soprattutto è aumentata drasticamente la sensazione di realismo.
Con voci femminili complesse, come quella di Petra Magoni in “Musica Nuda”, il Chord fa letteralmente paura. La voce appare sospesa, tridimensionale; si percepiscono le sibilanti e i respiri senza mai avvertire quel fastidioso tocco digitale. È analitico e trasparente, ma rimane incredibilmente empatico. Offre una prestazione che, nella sua fascia di prezzo, è diventata il metro di paragone assoluto, ulteriormente migliorabile con un upgrade dell’alimentazione come l’iFi iPower Elite. Se cercate la purezza assoluta senza fronzoli, questo mattoncino è leggenda.
Eversolo DAC-Z10: la nuova generazione che appaga gli occhi
Saliamo ancora nella nostra scalata, arrivando alla soglia dei 2000-2200 euro. Qui incontriamo il marchio cinese che negli ultimi due anni ha scosso il mercato come un terremoto: Eversolo, con il suo top di gamma, il DAC-Z10. Se il Chord era spartano e ridotto all’osso, questo è l’esatto opposto: è sfacciatamente bello e moderno.
Costruito in alluminio lavorato dal pieno, vanta un display frontale enorme, nitido e colorato, capace di mostrare ogni dettaglio, dal percorso del segnale ai filtri utilizzati, fino ai famosi VU-Meter analogici (visualizzati digitalmente). È un oggetto che appaga la vista prima ancora dell’udito, perfetto per chi vuole che l’impianto sia anche un elemento di design. Ma Eversolo non è solo estetica: sotto il cofano dello Z10 pulsa una vera corazzata tecnologica.
L’architettura interna è denominata “FIA” (Full Isolated Architecture): abbiamo alimentazioni separate e schermate per ogni sezione, chip AKM top di gamma della serie “Velvet Sound” e una gestione del clock affidata a oscillatori da laboratorio che lavorano a temperatura costante per la massima precisione. A differenza del Chord, questo Eversolo è un coltellino svizzero di lusso.
Funziona da preamplificatore completo grazie a un controllo volume analogico molto raffinato basato su rete R2R, e possiede un’ottima uscita cuffie capace di pilotare anche modelli difficili, rilevando automaticamente l’impedenza. Include persino il Bluetooth aptX HD per gli ascolti veloci. Insomma, è un vero centro di controllo per il vostro sistema audio.
E il suono? Se il Volumio era “rock” e il Chord era “timing”, l’Eversolo è grandioso. La prima cosa che colpisce è la dimensione della scena sonora: larga, profonda, ariosa. I chip AKM Velvet Sound fanno egregiamente il loro dovere, restituendo un suono ricco e denso. C’è quella sensazione di “velluto” sulle alte frequenze che elimina ogni asprezza digitale pur mantenendo un dettaglio altissimo. È un suono che definirei High End Moderno.
C’è una pulizia di fondo eccezionale, merito dell’isolamento delle alimentazioni, che fa emergere i micro-dettagli in modo naturale. È meno “secco” del Chord, forse un filo più morbido e rotondo, ma incredibilmente piacevole. Provato come amplificatore per cuffie con delle Audeze LCD-2, ha spinto forte senza mai scomporsi. Per chi cerca un oggetto che sia il cuore visivo e sonoro dell’impianto, lo Z10 è la risposta alla domanda quale DAC scegliere se non si vuole rinunciare a nulla.
Hegel D50: il riferimento assoluto venuto dal freddo
Infine, eccoci alla vetta. Facciamo un salto importante e arriviamo a 5200 euro. Qui entriamo in un territorio sacro, dove i compromessi non sono più accettati. Vi presento l’Hegel D50, soprannominato “The Raven”, il corvo, come i messaggeri di Odino che portavano la conoscenza.
Hegel è un’azienda norvegese famosa per la sua filosofia “no-nonsense”: niente fronzoli, tutta sostanza. Il D50 si presenta come un blocco di alluminio satinato nero, senza pulsanti visibili e con un display essenziale in bianco e nero. Sembra dire: “Non guardarmi, ascoltami”. Erede del leggendario HD30, è un DAC puro: niente streaming, niente uscita cuffie. Hegel ha lavorato in modo ossessivo su due parametri fondamentali: il silenzio e la fase.
Hanno creato un’alimentazione così pulita e un isolamento così spinto che il “tappeto di rumore” di fondo è praticamente inesistente. Ma cosa succede quando lo collegate a un impianto di alto livello? Succede una cosa strana e meravigliosa: il DAC sparisce. Durante la fiera di Monaco High End, in un contesto rumoroso, Hegel ha avuto il coraggio di presentarlo e la gente rimaneva a bocca aperta per la sua capacità di astrazione.
Il D50 non ha un “suono Hegel”. Non ha un carattere imposto. È trasparente come l’acqua di sorgente. Rispetto al Chord, che è energico e scattante, l’Hegel è liquido. La musica fluisce senza sforzo, priva di qualsiasi grana elettronica. Nel confronto diretto, passando al D50, la prima cosa che si nota è il nero infrastrumentale: gli strumenti sembrano scolpiti nel vuoto.
C’è una naturalezza disarmante. I bassi sono profondi e viscerali, ma controllatissimi; le alte frequenze sono estese all’infinito ma non ci si accorge nemmeno che ci sono, perché non c’è nessuna fatica d’ascolto. Non si percepisce un tratto di brillantezza o di colore aggiunto: state ascoltando la musica esattamente come è stata registrata. È un convertitore che vi permette di sentire non solo lo strumento, ma l’intenzione del musicista. A 5200 euro non è per tutti, ma per chi ha un sistema di riferimento è il pezzo finale del puzzle.
Il verdetto: quindi, quale DAC scegliere?
Eccoci alla fine della nostra scalata. Abbiamo analizzato quattro modi radicalmente diversi di interpretare la conversione digitale, quattro filosofie che rispondono a esigenze differenti. Non esiste un vincitore assoluto, ma esiste il vincitore perfetto per le vostre orecchie e il vostro impianto.
Se volete fare un upgrade serio al vostro sistema senza svenarvi, cercando un suono corposo, ritmico e divertente, e vi piace l’idea di supportare un’azienda italiana che innova, il Volumio Preciso è un gioiellino. La sua architettura Dual Mono a questo prezzo è un regalo, perfetto per dare vita a impianti un po’ spenti.
Siete invece ossessionati dalla precisione temporale? Volete sentire l’attacco della nota come se foste in studio e non vi interessano telecomandi o schermi? Il Chord Qutest è la vostra scelta obbligata. È un classico per un motivo ben preciso e offre una conversione pura in un formato compatto, con un suono dettagliato e coinvolgente.
Se invece volete tutto – suono High-End, preamplificatore, uscita cuffie, Bluetooth e un oggetto bellissimo da vedere con display ipnotici – l’Eversolo DAC-Z10 è il vincitore per versatilità. Ha un suono ricco, grande e vellutato che non stanca mai.
Ma se avete un impianto importante, non cercate compromessi e volete solo la verità, l’Hegel D50 è la destinazione finale. È costoso, sì, ma vi regalerà quella fluidità e quella naturalezza che separano l’Hi-Fi dall’High-End vero, facendovi dimenticare l’elettronica per lasciarvi soli con l’emozione pura.
Spero che questo viaggio vi abbia aiutato a capire che il DAC non è solo una scatola di passaggio, ma un interprete fondamentale. Come sempre, trovate tutte le specifiche tecniche, le misure e i prezzi aggiornati sul nostro sito hifight.it. E ricordate, su quale DAC scegliere potete avere dubbi, ma sulla musica massima libertà… anche se per noi, è sempre e solo Rock ‘n’ Roll!




